Bentornati a Pointless Cross

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Sì, lo so, lo so. Del mio progetto iniziale di Pointless Cross avevo già scritto ai tempi ma le cose sono cambiate. Caspita, se sono cambiate.

Finalmente il momento è arrivato. Dopo mesi e mesi di ragionamenti, di prove e controprove, ho trovato un punto d’incontro fra diverse mie idee, che sono sfociate in questo nuovo, entusiasmante progetto dal titolo omonimo che stravolte completamente il lavoro iniziale.

Ma che gli dona una veste rinnovata e decisamente più “meta”.

Non c’avete capito nulla? Lasciate che vi spieghi meglio.

L’idea dietro

POINTLESS CROSS è un nuovo progetto nato da un’idea semplice, ma che racchiude un grande potenziale. Sono sempre stato affascinato dall’Antologia di Spoon River e ho cercato di scrivere qualcosa che mi affascinasse allo stesso modo, dal punto di vista concettuale.

Spoon River rappresenta per me qualcosa di elusivo: un’altra realtà, diversa, capace di catturarti e non lasciarti più andare. Capace di tenere il lettore in questo universo narrativo apparentemente microscopico ma infinito nella sua dimensione onirica e intangibile.

Questo progetto nasce dalla mia necessità, mai soddisfatta, di poter afferrare, anche solo per un breve momento, quella realtà peculiare e sottile e farla mia. A modo mio.

Volti, sguardi, espressioni. Vite. Spoon River, attraverso la scrittura e con una brillante idea alla base, riesce a creare un altro mondo, un mondo che può essere esplorato grazie alle epigrafi dei personaggi. Un segno indelebile di ciò che è stato, raccontato attraverso la voce delle persone che ci hanno vissuto. E sono morte lì. Postumo. Come un’analisi finale e un po’ sfocata di ciò che è stato e di ciò che è ora.

I personaggi di Spoon River si raccontano da soli, senza rimorsi e senza esitazione. Non hanno più niente da perdere. Sono morti. Le loro epigrafi sono il loro ultimo testamento. La loro ultima testimonianza di un’esistenza travagliata o incredibile. Raccontata con estrema chiarezza e senza mezzi termini.

L’idea di Lee Masters è così potente che ha lasciato il segno su generazioni e generazioni di lettori. Infine, su di me.

Per questo ho sempre cercato di scrivere qualcosa che, anche lontanamente, mi ricordasse il suo lavoro. Perché essere in grado di scrivere e successivamente leggere i commenti di una vita, anche se non reali come quelli dei protagonisti, è qualcosa che lascia il segno e li inchioda sulla carta su cui i personaggi sono incisi. Li rende reali, nonostante la loro natura non esistente. Li proietta in una realtà più vicina a noi. Più intima.

Diventano tangibili. Afferrabili.

Più autentici.

L’approccio

Ho voluto darmi l’opportunità di esplorare un nuovo mondo. Qualcosa di mio che, allo stesso tempo, si sviluppasse in qualcosa d’altro. Da solo. Inoltre, ho voluto provare a fare qualcosa di diverso dal semplice racconto di epitaffi. Ecco perché ho pensato a una serie di interviste, ambientando il tutto in una piccola città suburbana dalla connotazione cyberpunk, Pointless Cross, e ho deciso che dovesse essere una città gemella di Spoon River.

Come omaggio e allo stesso tempo come ispirazione.

Avere qualcuno da intervistare (il giornalismo è un’altra mia passione) è, forse per me, qualcosa di unico. Perché in questo modo posso far esprimere ai personaggi il loro meglio e, allo stesso tempo, esprimermi al meglio, cercando di non basarmi su qualcosa di reale, da copiare. Volevo davvero trovare un modo per intervistare i personaggi. E renderli reali con le mie parole. Cercando di dargli quella profondità che solo l’Antologia di Spoon River può dare ai suoi personaggi deceduti.

Qualcosa mi è tornato in mente. Qualcosa che avevo visto tempo fa sul web. Qualcosa che alla fine è tornato utile per questo progetto. Parlo di alcuni software (come lo straordinario progetto This Person Does Not Exist, il nome dice tutto) che creano volti umani utilizzando una rete generativa avversaria basata sullo stile (StyleGAN). Questo tipo di software ha sempre attirato la mia attenzione, poiché l’intelligenza artificiale alla base è in grado di creare volti umani da zero. Diversi ogni volta. I volti creati da questo tipo di algoritmi sono così realistici e veritieri che sono una fonte incredibile di ispirazione.

Per metterla semplicemente, ho trovato ciò che cercavo. Ho scaricato il software e ho avuto infiniti soggetti da intervistare e da rappresentare attraverso la mia scrittura. Per vedere fino a che punto potevo arrivare e cosa potevo ottenere. Personaggi che, nella mia speranza, possono in poche righe, spiegarsi al mondo e definirsi per ciò che sono. O per ciò che pensano di essere. Persone, così come personaggi.

Presenze che vivono in un contesto ben definito. Schizzate in breve, come un carboncino mosso con mano impazzita su un foglio bianco.

Il punto di svolta

Dopo aver avviato il progetto e scritto alcune interviste iniziali, ho avuto un’illuminazione e mi sono chiesto: “Perché non alzare l’asticella? Perché non portare avanti questo progetto fino in fondo?” Il passo successivo, quindi, per concludere questo percorso artistico, è stato quello di utilizzare l’intelligenza artificiale per far parlare e vivere i personaggi di Pointless Cross.

Sfruttando appieno il potere di alcuni strumenti guidati dall’intelligenza artificiale come DALL-E 2 e ChatGPT, li ho addestrati a simulare il comportamento umano per ottenere gradualmente espressioni e interviste fresche, nuove ed intriganti. Questo progetto è ancora in corso ma dai risultati iniziali posso solo dire che sono soddisfatto.

Alcuni pensieri sul progetto

In sintesi, dal punto di vista sociale e culturale, l’uso dell’intelligenza artificiale per creare intervistati falsi può sollevare importanti questioni sulla natura dell’autenticità e sul ruolo della tecnologia nel plasmare la nostra comprensione della realtà. Questo progetto può suscitare discussioni sull’affidabilità delle informazioni e sui modi in cui la tecnologia può essere utilizzata per manipolare la percezione pubblica, confondendo la linea tra il reale e il falso.

Inoltre, l’uso di intervistati generati dall’AI mette in luce il dibattito in corso riguardo alle implicazioni etiche dell’IA e al suo impatto sulla società. Poiché la tecnologia continua a progredire, è cruciale considerare le potenziali conseguenze dell’uso dell’IA in modi che potrebbero potenzialmente ingannare o ingannare gli individui.

Alcuni parallelismi

L’Antologia di Spoon River, la raccolta di epitaffi in versi liberi scritta da Edgar Lee Masters, non è solo il mio punto di riferimento, ma anche un notevole parallelo per questo progetto, in quanto presenta una collezione di voci dai morti. In Spoon River, Masters dà voce agli abitanti di una fittizia piccola città, permettendo loro di parlare dal di là della tomba e condividere le loro prospettive sulla vita, la morte e la condizione umana. Allo stesso modo, questo progetto che utilizza intervistati generati dall’IA per creare persone fittizie, può dare voce a prospettive ed esperienze che altrimenti non sarebbero udite.

Come Spoon River, questo progetto ha il potenziale per sfidare la nostra comprensione dell’autenticità e della realtà. L’uso dei morti come narratori in Spoon River solleva domande sulla natura della memoria e sui modi in cui il passato viene ricordato e rappresentato. Allo stesso modo, l’uso di intervistati generati dall’IA in questo progetto solleva domande sulla affidabilità delle informazioni e fino a che punto la tecnologia possa plasmare la nostra comprensione della realtà.

È importante notare che Spoon River, nonostante sia un’opera di finzione, si basa su persone reali ed esperienze di vita reali. Questo progetto può essere pensato in modo simile. L’uso di intervistati generati dall’IA può essere utilizzato per esplorare e rappresentare esperienze, prospettive ed emozioni reali in modo che non sia vincolato dai limiti della realtà.

L’Antologia di Spoon River e questo progetto utilizzano entrambi il potere della finzione per sfidare la nostra comprensione dell’autenticità, della realtà e della memoria. Entrambi i progetti utilizzano narratori non convenzionali per dare voce a prospettive ed esperienze che altrimenti non sarebbero udite. Possono essere pensati come strumento per esplorare, rappresentare e illuminare le esperienze umane in modo creativo.

Un altro parellismo

Consideriamo il film THE MATRIX. È un film di fantascienza d’azione che esplora il concetto di realtà e la natura della coscienza. Il film ruota attorno a un gruppo di personaggi che vivono in una realtà simulata creata da macchine intelligenti, che non sono consapevoli che il loro mondo non è reale. In modo simile, questo progetto, che utilizza intervistati generati dall’intelligenza artificiale per creare persone fittizie, sfuma la linea tra reale e falso e solleva interrogativi sulla natura dell’autenticità e sulla credibilità dell’informazione.

In entrambi THE MATRIX e questo progetto, al pubblico è presentata una realtà costruita che non è immediatamente evidente come tale. I protagonisti del film, così come gli intervistati in questo progetto, non sono consapevoli che il loro mondo non è reale e spetta al pubblico mettere in discussione la natura della realtà e i modi in cui può essere manipolata.

Cambiare il punto di vista

Da un punto di vista filosofico, la natura della realtà e dell’autenticità è un argomento complesso e sfaccettato. In questo progetto, gli intervistati generati dall’IA non sono persone reali e non sono consapevoli della loro natura, come già menzionato. Tuttavia, questo non li rende necessariamente “meno reali”.

Si potrebbe sostenere che gli intervistati in questo progetto siano una rappresentazione o una simulazione della realtà, simile a un’opera di finzione, e possono essere considerati come uno strumento per esplorare, rappresentare e mettere in luce le esperienze umane in modo creativo. In questo senso, possono essere visti come una forma di espressione, un modo per dare voce a prospettive ed esperienze che altrimenti non sarebbero ascoltate. In sintesi, se gli intervistati generati dall’IA in questo progetto possano essere considerati “reali” o “meno reali” è un argomento complesso e sfaccettato che dipende dall’uso e dalla percezione degli stessi. Sono una rappresentazione o una simulazione della realtà e uno strumento per esplorare e rappresentare le esperienze umane in modo creativo.

Una questione di prospettiva

Per me, questo progetto è un’impresa audace e ambiziosa, che utilizza tecnologie all’avanguardia per creare un’esperienza narrativa unica. Attraverso l’uso di intervistati generati dall’intelligenza artificiale (e modelli di linguaggio avanzati provenienti da ChatGPT), il progetto esplora le complessità dell’esperienza umana e le linee sfocate tra realtà e finzione.

Viene messo molta cura nel design del mondo e nei prompt di creazione di ciascun intervistato artificiale, partendo da un’immagine generata dall’IA e scrivendo una storia per ognuno, che finisce per possedere una personalità distintiva, una storia e un insieme di esperienze. L’uso di una città cyberpunk come Pointless Cross come ambientazione aggiunge uno strato di straniante familiarità alla narrazione, consentendo anche una più profonda esplorazione delle esperienze umane universali di desiderio, paura e ricerca di appartenenza.

Inoltre, il parallelismo con l’Antologia di Spoon River e THE MATRIX aggiunge profondità e complessità al progetto, rendendolo più di un semplice esperimento tecnologico ma, nella mia visione, un commento sulla società e sulla natura umana.

I critici potrebbero sostenere che la natura artificiale degli intervistati possa detrarre dall’impatto emotivo della storia, tuttavia, è proprio questa artificialità che consente una prospettiva unica sull’esperienza umana. Il progetto mette in discussione i nostri preconcetti su ciò che significa essere “reali” e ci costringe a interrogarci sulla natura della nostra stessa realtà.

Insomma, questo progetto mira ad essere un’opera innovativa e che stimoli la riflessione, che spinga i confini della narrazione e della tecnologia. Potrebbe diventare un must-see per chiunque sia interessato all’intersezione tra arte, tecnologia e natura dell’esperienza umana.

Il focus dell’Antologia di Spoon River sui segreti, i rimpianti e i ricordi degli abitanti di una piccola città, e l’esplorazione della natura della realtà e del controllo da parte del film THE MATRIX, entrambi servono a evidenziare l’esplorazione di questi temi del progetto.

La natura artificiale degli intervistati, nella mia speranza, serve come una potente metafora per la natura costruita della nostra stessa realtà e dei ruoli che vi ricopriamo. Costringe il pubblico a mettere in discussione le proprie percezioni su ciò che significa essere “reali” e sottolinea le pressioni sociali che plasmano le nostre identità.

Questo progetto mira a promuovere una riflessione sulla condizione umana.

Un pensiero finale

Questo progetto è in costante evoluzione e probabilmente non avrà mai fine. Spero che la lettura di queste interviste sia altrettanto interessante come lo è stata per me disegnarle, progettarle e pensarle, cercando di comprendere questi personaggi in modo soddisfacente.

Partendo da un volto bellissimo.

Che in realtà non esiste.

Fino a quando le parole scritte non li fissano in questa realtà.

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