PROJECT CHRONO – “La storia della storia”

La storia di Project Chrono arriva dall’ormai lontano 2004. Nata come bozza per una web-serie amatoriale (con tanto di ingenua trasposizione machinima realizzata con THE SIMS 2), ha subito, negli anni, radicali e profondi cambiamenti che l’hanno portata ad essere quello che è oggi. Ma questa trasformazione da bozza a idea e, infine, a romanzo non è stata graduale né, tanto meno, così cercata o voluta.

Nel 2012, dopo anni e svariati tentativi di trasformare Project Chrono in un romanzo decisi di metterlo da parte, convinto che mai e poi mai avrei trovato quel bilanciamento ottimale fra storia, personaggi e tecnologia che l’idea di fondo necessitava e chiedeva a gran voce. Mi misi, dunque, a scrivere altro, accantonando quei personaggi, i luoghi dove vivevano e tutto il resto e dedicandomi ad un progetto narrativo completamente differente.

Volevo scrivere una storia. Non importava quale. Volevo solo che fosse una bella storia. La storia di una donna. Volevo scrivere di una protagonista femminile che potesse essere al pari dei tanti suoi corrispettivi maschili letterari, puntando su un carattere forte ma, al contempo, molto fragile. Iniziai a scrivere di Amanda, giovane antropologa e profiler, affiancandole ben presto una controparte maschile: Kal.

Questi due personaggi presero vita molto presto. Mi trovai decisamente a mio agio prima nell’idealizzare Amanda e poi incatenandola alle pagine del libro. E la stessa cosa accadde per Kal, il risoluto ed impaziente detective di Scotland Yard.

La storia prendeva piede, pezzo dopo pezzo. Prima in termini di fabula ovvero come sequenza logica e causale degli eventi. Poi, lentamente, la vidi crescere e dipanarsi come intreccio, nei legami fra i suoi componenti narrativi fondamentali di azione, descrizione e propulsione narrativa.

La storia di Amanda e Kal stava, dunque, diventando una storia completa, corposa (650 cartelle) e ben definita. Ricca di particolari e di caratterizzazione, sopratutto per quel che concerneva Amanda, la fragile antropologa e profiler che, man mano, sembrava essere in grado di evolvere in qualcosa di più concreto, di più femminile e di risoluto, grazie soprattutto all’apporto di Kal.

La loro storia doveva essere un thriller. Volevo fosse un thriller. Ma sentivo che questo non bastava. Doveva essere, per me, IL thriller. Mi presi del tempo per capire come migliorare la storia, ragionando sugli elementi a me più cari e su quelli che, in quel momento, sentivo veramente più vicini. Decisi di introdurre un’infarinatura di fantascienza, una sorta di Deus ex machina che fungesse da semplice escamotage per poter giocare più liberamente con i personaggi e farli muovere in un contesto più straniante o, quantomeno, non completamente tratto dal loro quotidiano.

Introdussi i nuovi elementi nell’impianto narrativo e trovai che, di fatto, funzionavano bene. Anzi, più che bene. Domandandomi come non ci avessi pensato prima, finii il libro verso l’inizio del 2013 ma qualcosa ancora non tornava. Ero felice, sì, di quello che avevo scritto. Ne ero orgoglioso. Tuttavia la storia di Amanda e Kal non mi sembrava completa. Era ancora incompleta, priva di quello che mi appariva l’ultimo anello mancante della catena.

Decisi di riscrivere gli ultimi capitoli, cercando un finale alternativo e differente dal precedente. Semplicemente: più accattivante. E fu in quel periodo che capii una cosa fondamentale ed illuminante: più riscrivevo quegli ultimi, decisivi capitoli, più mi appariva chiaro che la storia di Amanda e Kal era anche qualcos’altro. Poteva essere anche la storia di un universo narrativo più grande di quello raccontato in quelle pagine. Poi capii del tutto: quella storia era la storia di Project Chrono.

L’ambientazione della storia che avevo fra le mani si adagiò senza problemi alle necessità narrativa dell’idea alla base di Project Chrono e man mano che la riscrittura degli ultimi due capitoli procedeva mi era sempre più chiaro che, a conti fatti, non avevo scritto la storia di Amanda e Kal, almeno non solo. No. Avevo scritto la storia di Project Chrono all’interno della quale trovavano spazio anche la storia di Amanda e Kal e di quella degli altri personaggi che avevo creato.

Ricordo molto bene il momento in cui la cosa fu più che lampante. L’intera narratività della storia che avevo scritto sembrava incastrarsi alla perfezione con la narratività sempre ricercata (e mai trovata) di Project Chrono. Era la storia che avevo sempre cercato e mai trovato. Ed ora era nelle mie mani. Completa. Robusta. Ed era una storia accattivante, dal momento che, opportunamente rifinita, poteva essere un interessante incipit di quella che, a quel punto, poteva anzi doveva essere una saga.

Fu una rivelazione. Dopo anni e anni passati a cercare un modo per rendere credibile e godibile la storia di Project Chrono mi ritrovai fra le mani la sua storia, la sua narratività senza averla apparentemente cercata. Nei mesi a venire, intorno a luglio 2013, riscrissi un altro paio di capitoli centrali, per rafforzare quella rinascita e quello fu la fine di un viaggio decisamente strano e inverosimile. Il primo, di fatto, di almeno una trilogia.

Per necessità la storia, la mia storia di Project Chrono doveva avere alcuni elementi fondanti particolari: il contesto ambientale, la tecnologia utilizzata (il Deus ex machina) e i personaggi. Ma i personaggi che, da sempre, popolavano la mia idea di Project Chrono erano svaniti o, meglio, accantonati, soppiantati dalla presenza mai pesante ma ben costruita di Amanda e Kal.

Da quel 2013 ad oggi di cose ne sono successe e di storia ne è stata macinata: la saga di Project Chrono è in cantiere da tempo, ormai, e questo “Origins” non è altro che l’incipit narrativo, che apre la strada e getta una luce intensa sul resto della storia e degli intrecci dei personaggi, di tutti gli altri personaggi che, molto presto, prenderanno vita nei capitoli successivi di questa storia.

Le loro avventure non si fermano certamente con “Origins” anzi, una pletora di altri personaggi popolerà questo universo narrativo dove, per scelta e per necessità narrativa, la tecnologia che profuma i romanzi con un tocco di fantascienza, è solo un mero espediente per raccontare storie decisamente avulse dalla quotidianità ma pur sempre interessanti da raccontare. Questa è un’avventura appena iniziata ma che, nel tempo, saprà catturarvi ed incentivarvi a farne parte. Sarà una grande avventura.

Quella di Amanda e Kal.

E del Project Chrono.

ACQUISTALO SU AMAZON

Leave a Comment