DREW COBMAN

A volte mi domando come sarò da grande. Alto. Grasso. Tonto. Paranoico. Brillante. Che ne so. In questi anni non ho fatto altro che pensare al futuro. Alla mia vita. A quando potrò finalmente essere autonomo. La scuola? Va bene, dai. Abbastanza bene. Le ragazze? Se, lasciamo stare. Sono single. Per scelta. Delle altre.

Ho altri interessi, per il momento. Lo sport, cazzo. Dicono che è fondamentale per avere un fisico che non ti lasci a piedi sui quaranta. Mio padre è stato un atleta, all'università. Ora è un catorcio. E la cosa mi turba. E' un vecchio. A stento riesce a postare qualcosa sui social. Cazzo, non voglio finire così. Uccidetemi prima. Soffocatemi nel sonno. Con un cuscino. E chiedetemi una password per togliermelo dalla faccia. Così la facciamo finita subito mentre cerco quel cazzo di foglietto. C'è sempre un cazzo di foglietto, da qualche parte. Sopra c'è scritto tutto. Tranne la password che ti serve.

Gli amici? E quali? Tutti mezzi fumati. Tutti abbarbicati sui loro trespoli, in perenne solitudine. In continua angoscia. Meglio solo che in quelle compagnie. Ho dei piani, per il mio futuro e non prevedono la droga o il carcere. Né il fare a botte fuori dalla discoteca, con solo qualche goccia di sangue nell'alcol.

Vallo a spiegare a mia madre, che non si rende conto della fortuna che ha ad avere un figlio così. E lei che fa? E lo fa regolarmente. Mi sprona ad uscire con quei mentecatti. Roba da manicomio. Il problema non è arrivare ai quaranta ma il come ci arrivi.

Troppa sbatta. Troppi casini. Troppo tutto. Ti perdi nel secondo esatto in cui anche solo decidi di fare una cosa, ancor prima di muovere un muscolo. Hai già perso in partenza. Sei indietro. Sei il modello vecchio.